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IL BENESSERE E LA VERA GIOIA - Domande sul nostro presente.

Chiediamoci cosa intendiamo con la parola benessere. Letteralmente significa trovarsi in uno stato di serenità, di completezza, di pienezza dell’essere.

Ora, di conseguenza, bisogna chiarire cosa si intenda con essere. È la persona, è l’individuo, nel suo ampio significato; non solo l’insieme di relazioni umane e concrete con cui vive nel mondo, ma anche e forse soprattutto quelle che stabilisce con se stesso, i suoi sentimenti, i suoi pensieri. La sua coscienza, la sua interiorità.

Bene, torniamo alla domanda iniziale. Cos’è per noi, per ognuno di noi, il benessere? Di solito lo associamo, tutti lo associano, a quanto uno bene sta concretamente. Ha un buon lavoro? È in salute? Ha una casa di proprietà? Indossa buoni abiti? I suoi figli vanno all’università? E poi, di seguito ma forse non secondariamente: ha dei risparmi? Ha una bella macchina? Dove va in vacanza? Ha degli oggetti che mostrano concretamente il suo benessere?

Quando ci incontriamo per strada e ci domandiamo l’un l’altro: stai bene? La risposta è legata alle domande sottintese che abbiamo elencato qui sopra? O magari ci viene da rispondere:  - sto bene - perché ci sentiamo pervasi di vera gioia, di luce, di fiducia nel mondo, nel futuro, negli altri? No; normalmente se rispondiamo va così così è perché abbiamo problemi sul lavoro, non riusciamo a pagare le rate di qualcosa, i familiari ci preoccupano o ci deludono.

Oggi dovunque ci viene detto che stiamo vivendo la peggiore crisi dell’epoca contemporanea? Ma crisi di che tipo? Una crisi economica. Le persone non trovano lavoro… non hanno soldi… per cosa?

Ed ecco un’altra domanda, o meglio un’immagine fantastica.
Pensiamo al nostro paese, alle persone che conosciamo, e concentriamoci su quella che è o potrebbe essere, nel settembre del 2014, la famiglia più povera di Regalbuto.
Poi spostiamoci con un’ipotetica macchina del tempo indietro… non di cento anni, magari solo di settanta. È il 1944 e ci guardiamo intorno: cosa vediamo? Cosa possiedono le persone? Stanno bene o male? Meglio o peggio di noi del futuro? Come vive la famiglia più povera del paese? E in rapporto a quella di oggi?

Quando noi oggi ci lamentiamo della crisi, di essere impoveriti, di non stare bene, di non poter garantire il benessere alla nostra famiglia, noi pensiamo soltanto ad una categoria: agli oggetti. La nostra vita è piena di cose: auto, moto, tecnologia avanzata, mobili, abiti. Così tanti che non sappiamo dove metterli, eppure ci sentiamo poveri perché non riusciamo a star dietro ai desideri che abbiamo verso gli oggetti che, sempre più nuovi e seducenti, ci fanno sentire vecchi e inadeguati.

È la sicurezza degli oggetti: ci danno forza perché ci danno l’illusione di essere dentro un mondo che forse va nella direzione giusta: è la sicurezza della tecnologia, della scienza, della vita che diventerà sempre più brillante, sempre più sicura, sempre meno mortale.
Eppure è una sicurezza ingannevole: quelle auto, quei vestiti, quei telefoni, quei televisori che solo dieci anni fa sembravano promettere eterna gioia e giovinezza oggi sono nelle discariche, perché sono vecchi, usurati, obsoleti, fuori moda, superati.

Se noi deleghiamo agli oggetti il nostro benessere; se noi mettiamo la nostra gioia in mano ai fatti che regolano la nostra vita, ecco come saremo presto o tardi: vecchi, fuori moda, stanchi, inutilizzati.
Sì, gli oggetti una cosa ci garantiscono: quel benessere rapido ed immediato che gli antichi chiamavano oblio, cioè dimenticanza di se stessi. Comprare qualcosa di nuovissimo ed efficiente ci dà quella soddisfazione veloce e nervosa che somiglia all’ubriacatura, alla droga.

Possiamo ammalarci o possiamo essere sani, i nostri figli possono studiare o lasciare la scuola, i nostri genitori, i nostri amici, possono amarci o deluderci. Certo, questi sono eventi importanti nella vita di ogni persona, eppure non sono nelle nostre mani, e se mai lo sono, soltanto per una piccola quota.

Forse rimarremmo stupiti se scoprissimo, facendoci aiutare dalla macchina del tempo, che in ogni momento della loro storia gli uomini si sono sentiti in crisi: perché la parola crisi vuol dire cambiamento, in greco.
E che gli uomini si sono fatti sempre le stesse domande: perché sono qui? A cosa serve la mia vita? Cosa succederà dopo? Perché gli altri non mi capiscono? Perché nessuno mi aiuta quando soffro? Come posso stare meglio?
E che molti, troppi, hanno dedicato la loro vita ad accumulare oggetti per star bene.
E che pochi si sono interrogati così: cosa vuol dire stare bene? Cos’è la gioia?

In queste righe non intendevo, per una volta, dare risposte, ma solo raccontarvi delle domande che da un po’ di tempo mi passano per la testa.
E per una volta non vi lascio con qualche versetto della Bibbia o frase del Vangelo, ma con una citazione di un autore latino,  nato 2018 anni fa.
"...che non ti manchi mai la vera gioia, anzi che ti nasca in casa; e nascerà purché essa sia dentro a te stesso. Le altre forme di contentezza non riempiono il cuore, sono esteriori e vane. E' lo spirito che dev'essere allegro ed ergersi pieno di fiducia al di sopra di ogni evento. Credimi, la vera gioia è austera." Seneca, Lettere a Lucilio

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