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Museo degli Argenti

Le opere del 1700 e del 1800.

II.2 – Reliquiario (parte superiore)

argento sbalzato e cesellato
cm 28 x 24
marchi: stemma di Palermo, aquila a volo basso (con RVP), GO709, P.T
argentiere palermitano del 1709
console di Palermo, Giacinto Omodei, 1709-1710
Regalbuto, Chiesa Madre

Del reliquiario rimane soltanto la parte superiore. La teca è incorniciata da una perlinatura e da una decorazione a ghirlanda ed è sorretta ai lati da due putti alati; da una testina di cherubino alla base della teca si diparte una ghirlanda di fiori, foglie e tralci carnosi che termina in alto con un’altra testina di cherubino. L’opera reca la punzonatura della maestranza palermitana, l’aquila a volo basso e la sigla GO709, che identifica il console di Palermo Giacinto Omodei, in carica dal 26 giugno 1709 al 25 giugno 1710 (S. Barraja, I marchi degli argentieri…, 1996, II ed. 2010, p. 72), oltre alle iniziali dell’argentiere P.T.

La decorazione del-l’opera, la cui caratteristica principale risiede nello snodarsi di una fitta trama di tralci fitomorfi intorno alla teca, è largamente diffusa in Sicilia in questo periodo (G. Musolino, scheda n. 45, in Orafi e argentieri…, 1988, p. 246) e ricorda esemplari della fine del XVII secolo, come il reliquiario realizzato da Iacopo Lombardo nel 1686 custodito presso la chiesa di San-t’Ignazio di Mazzarino (M.I. Randazzo, scheda n. 60, in Il Tesoro dell’Isola…, vol. II, 2008, pp. 831 832), nel quale, come nell’opera in esame, due cherubini alati reggono la teca. Analoga composizione e decorazione presenta anche il reliquiario di San Vito, custodito presso la chiesa di Piana degli Albanesi a lui intitolata (D. Balsano, scheda n. 9, in Tracce d’Oriente…, 2007, p. 180); anche quest’ultimo è opera di un argentiere palermitano e fu eseguito, come il reliquiario di Regalbuto, durante uno dei consolati di Giacinto Omodei, quindi dal 1702 al 1709 (S. Bar-raja, I marchi degli argentieri…, 1996, II ed. 2010, pp. 71 - 72).

Inedito
a cura del prof. Sergio Intorre

Agenziapassaparola.com